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Come se la materialità linguisticamente definita della fase che non pare mettere in comunicazione

uno e due fosse liberata dalle costrizioni limitanti del copione cui è soggetta.

La fase in cui tutto è sottoposto a copione-ovviamente la percezione ordinaria altro non è che un sottoprodotto della distorsione di tutto questo,implicante l’esistenza di soggetto ,di oggetto,di scopi del mondo esterno etc.,nonché delle durate determinate dalla temporalità e dal divenire senza scopo e direzioni che vi ambienta…la citazione continuamente sostituita dalla ritrascrizione del testo…

Come se la materialità linguisticamente definita della fase che non pare mettere in comunicazione

uno e due fosse liberata dalle costrizioni limitanti del copione cui è soggetta.

La fase in cui tutto è sottoposto a copione-ovviamente la percezione ordinaria altro non è che un sottoprodotto della distorsione di tutto questo,implicante l’esistenza di soggetto ,di oggetto,di scopi del mondo esterno etc.,nonché delle durate determinate dalla temporalità e dal divenire senza scopo e direzioni che vi ambienta…la citazione continuamente sostituita dalla ritrascrizione del testo…

Diecimila sensi sono sospesi sopra ogni frase,ogni parola,la minima intonazione

Diecimila sensi sono sospesi sopra ogni frase,ogni parola,la minima intonazione

Discorso o trattato della natura,disse la sconosciuta,proprio lei,qualcosa di astratto fra il cielo e le colline,il piano fisso,chiara è la notte,che altro se non questo buio,straperso uno zibaldone di pensieri,che strade vi serpeggiassero lo lesse in queste parole,in sillabari di volta in volta assoluti

Discorso o trattato della natura,disse la sconosciuta,proprio lei,qualcosa di astratto fra il cielo e le colline,il piano fisso,chiara è la notte,che altro se non questo buio,straperso uno zibaldone di pensieri,che strade vi serpeggiassero lo lesse in queste parole,in sillabari di volta in volta assoluti

Fu vano affaccendarsi di ostetriche intorno a una pezza tanta e ad un pozzo di dolore
Non ne resta che queste:scrittura ad annientarne le rovine,era e sarà stato meglio il culo lemma da sempre stabilito di nobilissimi pensieri,meglio il culo e questo cinema,la più bella scatola di trenini elettrici,dulcinea in un disfraz,questione del buio che tutto ha inghiottito

Fu vano affaccendarsi di ostetriche intorno a una pezza tanta e ad un pozzo di dolore

Non ne resta che queste:scrittura ad annientarne le rovine,era e sarà stato meglio il culo lemma da sempre stabilito di nobilissimi pensieri,meglio il culo e questo cinema,la più bella scatola di trenini elettrici,dulcinea in un disfraz,questione del buio che tutto ha inghiottito

 
 
Roberto Cavallera
 
specie anopheles
 
 
trentanime vorrei avere io che son qua da dieci miliardi d’anni - ma è la realtà che mi manca - è la mia testa mia tifoidea che non sa che io sono una specie di strega - ho fatto piazza pulita dei miei orifizi già da un pezzo - piazze pulite ora - scherzi della natura - ora - lui mi guarda da dietro le tendine azzurre - sa forse che sono una bimba innamorata? - vorrei dimostrargli il mio affetto - io che son qua che aspetto - già tutta una strage io - liberami - che son tutta scura in volto - se potessi almeno bermi - a sorsi brevi però - che son tutta una strage io - che sopravvivo appena al mio microclisma tutto interiore - m’accompagnerò al tuo passo - ti vorrei abominevole - abnorme - tutto mio - al tuo fianco poserò la mia voce fessa - tutta scaglie - tutta un mistero - ho solo un filo che filo solo la sera per tenermi vicina a te - mi pensi quando da dietro le tendine mi guardi? io che son qua che aspetto - sono la cittadina quieta del mondo - quieta morbida immobile mobile - come urano - così amaramente pianeta - il pianeta tra i pianeti il più freddo - più freddo di un testicolo - più freddo del mio cuore quando si ferma - a volte trema - e la sento la fistola sclerotica del cervello che non vuole saperne d’una carne tanto pesante - a volte mi fa cadere - l’hai sentito il tonfo quando hai bussato alla porta? - potrò mai sapere se è vero che sei troppo sensibile - e burocratico - per il mio cuore sottile? condominiale? - e se hai sempre sete come me? - potrò mai sapere se amandoti il mio sarà davvero solo banale personalissimo poetare? non ricordo mai la tua faccia - mi ricordo però che mi montavi sopra dicendomi qualcosa come - i miei vezzi hanno necessaria una serenità interiore - dicevi che eri un filosofo e che eri il mio principe azzurro - tanto sei capace di sentimenti veri - e già mi manchi - senza te qua dentro sembra tutto così nero - il mio buco ormai respira a fatica e sa di nuovo di piscio - son tutta un golgota di pazienza - ma chi può tarpare le mie ali adesso? - ti dico romanticamente - se solo potessi avere altra sabbia per mettere insieme i pezzi che ti mancano - per fare i tuoi occhi rosa ancora più rosa - invece ho solo cocci che tagliano e io sono la loro ferita gentile - approssimativa - e dai confini incerti - com’è che bussi ancora alla porta

 

 

Roberto Cavallera

 

specie anopheles

 

 

trentanime vorrei avere io che son qua da dieci miliardi d’anni - ma è la realtà che mi manca - è la mia testa mia tifoidea che non sa che io sono una specie di strega - ho fatto piazza pulita dei miei orifizi già da un pezzo - piazze pulite ora - scherzi della natura - ora - lui mi guarda da dietro le tendine azzurre - sa forse che sono una bimba innamorata? - vorrei dimostrargli il mio affetto - io che son qua che aspetto - già tutta una strage io - liberami - che son tutta scura in volto - se potessi almeno bermi - a sorsi brevi però - che son tutta una strage io - che sopravvivo appena al mio microclisma tutto interiore - m’accompagnerò al tuo passo - ti vorrei abominevole - abnorme - tutto mio - al tuo fianco poserò la mia voce fessa - tutta scaglie - tutta un mistero - ho solo un filo che filo solo la sera per tenermi vicina a te - mi pensi quando da dietro le tendine mi guardi? io che son qua che aspetto - sono la cittadina quieta del mondo - quieta morbida immobile mobile - come urano - così amaramente pianeta - il pianeta tra i pianeti il più freddo - più freddo di un testicolo - più freddo del mio cuore quando si ferma - a volte trema - e la sento la fistola sclerotica del cervello che non vuole saperne d’una carne tanto pesante - a volte mi fa cadere - l’hai sentito il tonfo quando hai bussato alla porta? - potrò mai sapere se è vero che sei troppo sensibile - e burocratico - per il mio cuore sottile? condominiale? - e se hai sempre sete come me? - potrò mai sapere se amandoti il mio sarà davvero solo banale personalissimo poetare? non ricordo mai la tua faccia - mi ricordo però che mi montavi sopra dicendomi qualcosa come - i miei vezzi hanno necessaria una serenità interiore - dicevi che eri un filosofo e che eri il mio principe azzurro - tanto sei capace di sentimenti veri - e già mi manchi - senza te qua dentro sembra tutto così nero - il mio buco ormai respira a fatica e sa di nuovo di piscio - son tutta un golgota di pazienza - ma chi può tarpare le mie ali adesso? - ti dico romanticamente - se solo potessi avere altra sabbia per mettere insieme i pezzi che ti mancano - per fare i tuoi occhi rosa ancora più rosa - invece ho solo cocci che tagliano e io sono la loro ferita gentile - approssimativa - e dai confini incerti - com’è che bussi ancora alla porta

Sovraccarico di fiori miracolosi che moltiplicano l’estasi un forte gemito di sesso femminile notte d’agosto nella chiarità del riquadro corpi a godere l’uno dell’altro e di sé stessi,un’anamnesi anterograda,cancellate  i giorni e gli anni eliminate il mondo esteriore e quello interiore,dimenticate la fine e l’inizio,l’istante e la durata,nomi che toccano nomi non solamente negli epitaffi ,si muovono fuori dallo spazio,riposano nella profondità oscura,camminando nel cerchio dove tutto giunge a compimento,inizia quando tutto era già finito da un pezzo,settentanove,novembre,qualcosa di astratto fra il cielo e le colline,lo schermo acceso,tardo pomeriggio,fra nebbie grigie di cenere gelida,un rapido amplesso sul divano,esplode a nove mesi di distanza,non un nome ma l’attributo della luce e della voce,se ne accenna nei regesti dell’areopagita e in questi altri,scribi già là,nel calore di luglio,se denotasse fata o angelo o che la brevissima designazione,che tutto racchiude,colma un debito infinito.

Sovraccarico di fiori miracolosi che moltiplicano l’estasi un forte gemito di sesso femminile notte d’agosto nella chiarità del riquadro corpi a godere l’uno dell’altro e di sé stessi,un’anamnesi anterograda,cancellate  i giorni e gli anni eliminate il mondo esteriore e quello interiore,dimenticate la fine e l’inizio,l’istante e la durata,nomi che toccano nomi non solamente negli epitaffi ,si muovono fuori dallo spazio,riposano nella profondità oscura,camminando nel cerchio dove tutto giunge a compimento,inizia quando tutto era già finito da un pezzo,settentanove,novembre,qualcosa di astratto fra il cielo e le colline,lo schermo acceso,tardo pomeriggio,fra nebbie grigie di cenere gelida,un rapido amplesso sul divano,esplode a nove mesi di distanza,non un nome ma l’attributo della luce e della voce,se ne accenna nei regesti dell’areopagita e in questi altri,scribi già là,nel calore di luglio,se denotasse fata o angelo o che la brevissima designazione,che tutto racchiude,colma un debito infinito.

Per quanto verisimigliante e patinata di buonsenso,l’affermazione che nichilismo e metafisica pervengano a rifiutare la realtà,non regge:quest’ultima è un loro sottoprodotto,un derivato almeno secondario,irrilevante se abbia esistenza o senso,nozioni queste che sono cifre di null’altro se non di nichilismo,però irriflesso.

Per quanto verisimigliante e patinata di buonsenso,l’affermazione che nichilismo e metafisica pervengano a rifiutare la realtà,non regge:quest’ultima è un loro sottoprodotto,un derivato almeno secondario,irrilevante se abbia esistenza o senso,nozioni queste che sono cifre di null’altro se non di nichilismo,però irriflesso.

Sondare l’ancestralità della voce,il gigante dell’immaginazione nel nano della disintegrazione del sé,innominato fluire di fiume che fluisce in nessun dove,proponi i confacenti amori il tempo li trascriverà,si tratta di scritture composte con altri ed altrui testi,ma non è questo il punto sono scritture comunque altre rispetto a qualunque testo,dicono nulla di tuo e tutto di te,altri anche i soggetti,questi stessi.

Sondare l’ancestralità della voce,il gigante dell’immaginazione nel nano della disintegrazione del sé,innominato fluire di fiume che fluisce in nessun dove,proponi i confacenti amori il tempo li trascriverà,si tratta di scritture composte con altri ed altrui testi,ma non è questo il punto sono scritture comunque altre rispetto a qualunque testo,dicono nulla di tuo e tutto di te,altri anche i soggetti,questi stessi.

Nel duello reale la finta di niente è il colpo stravincente,questa mossa di nulla che dissolve i sipari,una finta di  nulla anzi il reale,un cazzo,allora niente,chiedere alla polvere l’arte che altro sarebbe,che in ogni attimo vi sia una porticina

Nel duello reale la finta di niente è il colpo stravincente,questa mossa di nulla che dissolve i sipari,una finta di  nulla anzi il reale,un cazzo,allora niente,chiedere alla polvere l’arte che altro sarebbe,che in ogni attimo vi sia una porticina

Roberto cavallera
ak

toccato il suolo. già detto tutto. raccomandato il cielo. perso tutto. detto tutto. strofinati palmi su fibre su nodi. creduti. invitati al centro della scena, al centro della contesa. sul fazzoletto alcune chiazze gialle: coriandoli. una festa finita da poco. in fondo. sudore lasciato su pelle sottile. sembra sorridere. che la sabbia non la faccia infettare quella ferita gentile. non si può perdere così qualcuno o qualcosa. ecco l’ultima foto insieme, lui la indica, sembra sorridere

gli anni che restano. spenderli a manciate. come darsi in quello sguardo in quella bocca, quasi

divinità naturali stillate ai fianchi. sono due, sono bellissime, hanno qualcosa in mano, poi quattro o cinque buoni diavoli la prendono in giro. quello dai capelli rossi dice che non è poi così bella. le porta un sole arancione, no, viola. serve, dice, a sciogliere quella sua anima. fredda

l’altro tiene in bocca qualcosa o qualcuno: nessuno va a vedere

graffiata, ritagliata in carte, in tarocchi. le dicono che quella sorte sarà solo sua, sembra esserne lieta

lei è sulla porta, aspetta. lui le s’avvicina, a tentoni, alla luce d’una fiaccola improvvisata. forse la potrà baciare

pronta ad averlo, chiede più luce, e corde più resistenti. lo sa che nessuno può salvarlo, chiede. è una crema tenue quella che gli posa sulle labbra. lui ne indovina l’impasto, il colore, dice che no, non fa male 
 

Roberto cavallera

ak

toccato il suolo. già detto tutto. raccomandato il cielo. perso tutto. detto tutto. strofinati palmi su fibre su nodi. creduti. invitati al centro della scena, al centro della contesa. sul fazzoletto alcune chiazze gialle: coriandoli. una festa finita da poco. in fondo. sudore lasciato su pelle sottile. sembra sorridere. che la sabbia non la faccia infettare quella ferita gentile. non si può perdere così qualcuno o qualcosa. ecco l’ultima foto insieme, lui la indica, sembra sorridere

gli anni che restano. spenderli a manciate. come darsi in quello sguardo in quella bocca, quasi

divinità naturali stillate ai fianchi. sono due, sono bellissime, hanno qualcosa in mano, poi quattro o cinque buoni diavoli la prendono in giro. quello dai capelli rossi dice che non è poi così bella. le porta un sole arancione, no, viola. serve, dice, a sciogliere quella sua anima. fredda

l’altro tiene in bocca qualcosa o qualcuno: nessuno va a vedere

graffiata, ritagliata in carte, in tarocchi. le dicono che quella sorte sarà solo sua, sembra esserne lieta

lei è sulla porta, aspetta. lui le s’avvicina, a tentoni, alla luce d’una fiaccola improvvisata. forse la potrà baciare

pronta ad averlo, chiede più luce, e corde più resistenti. lo sa che nessuno può salvarlo, chiede. è una crema tenue quella che gli posa sulle labbra. lui ne indovina l’impasto, il colore, dice che no, non fa male

 

Mappa 1 il nostos si ulisse-ritrova l’isola e Penelope poi si va a perdere nel fuorimondo
Mappa due-il nostos di Agamennone,ritrova la reggia e la consorte,ma clitennestra lo

uccide.insieme anche a cassandra ridotta in schiavitù,che,inascoltata aveva previsto tutto

Mappa tre-la rotta degli argonauti seguita da quella di medea,che compiuto il suo eccidio fugge in cielo su un carro trainato da draghi

Mappa quattro-il cammino dei sette contro tebe,seguito da quelle degli epigoni,che condurranno a termine l’impresa

Mappa cinque-le vicende di arianna e di fedra,che rimarranno un labirinto anche quando sembrerà risolto l’enigma spaziale dedalico dello specific site

Mappa sei-l’intricato arazzo degli spostamenti del marinaio sinbad

Mappa 1 il nostos si ulisse-ritrova l’isola e Penelope poi si va a perdere nel fuorimondo

Mappa due-il nostos di Agamennone,ritrova la reggia e la consorte,ma clitennestra lo

uccide.insieme anche a cassandra ridotta in schiavitù,che,inascoltata aveva previsto tutto

Mappa tre-la rotta degli argonauti seguita da quella di medea,che compiuto il suo eccidio fugge in cielo su un carro trainato da draghi

Mappa quattro-il cammino dei sette contro tebe,seguito da quelle degli epigoni,che condurranno a termine l’impresa

Mappa cinque-le vicende di arianna e di fedra,che rimarranno un labirinto anche quando sembrerà risolto l’enigma spaziale dedalico dello specific site

Mappa sei-l’intricato arazzo degli spostamenti del marinaio sinbad

memoria di dumbo.l’elefantino volante.di babau e di maramau
(I) nell’impronunciabile distanza fra il corpo e l’ombranell’assenza da tutto e da tutti inscritta sul blu della portachiusa.il terzo morì.o non morì.degli altri due si persero letracce.ancor prima che lasciassero un qualche segno.svanironoin sottilissime sostanze e modellini.miniature di miniatureuna storia che non finì e non finisce.per non essere maicominciatafra le sabbie roventi del deserto e i vuoti a perdere dellebottiglie.Ciao a tutti.Nessuno è perfetto.
(II)Queste sono sciagure.O lo sembrano.
una cappa di oscurità invernale.in un laconico sussurro la voce si sparse.
all’incirca la vigilia di natale.
a seguire i ritiinterminabili della dispersione delle ceneri e del lutto. Eppure piovvero fiori.nulla è stato detto.nulla è stato udito come avremmo potuto lodarti,dissero gli dei;variante:per questo
ti abbiamo lodato.
Senza fretta la chioccioletta tranquillase ne va.
porta con sè felicità.

memoria di dumbo.l’elefantino volante.di babau e di maramau

(I) nell’impronunciabile distanza fra il corpo e l’ombra
nell’assenza da tutto e da tutti inscritta sul blu della porta
chiusa.il terzo morì.o non morì.degli altri due si persero le
tracce.ancor prima che lasciassero un qualche segno.svanirono
in sottilissime sostanze e modellini.miniature di miniature
una storia che non finì e non finisce.per non essere mai
cominciata
fra le sabbie roventi del deserto e i vuoti a perdere delle
bottiglie.Ciao a tutti.Nessuno è perfetto.

(II)Queste sono sciagure.O lo sembrano.

una cappa di oscurità invernale.in un laconico sussurro la voce si sparse.

all’incirca la vigilia di natale.

a seguire i riti
interminabili della dispersione delle ceneri e del lutto. Eppure piovvero fiori.nulla è stato detto.nulla è stato udito
come avremmo potuto lodarti,dissero gli dei;variante:per questo

ti abbiamo lodato.

Senza fretta la chioccioletta tranquilla
se ne va.

porta con sè felicità.

Emerson 1823,il peggio è che il riflusso è certo,lungo e frequente,mentre il flusso viene transitoriamente e di rado.
aggiunta postuma di Bloom:
ma il vero peggio è che non venga mai più.

Vincenzo Agnetti,1969-Assioma:
dato un punto qualsiasi abbiamo comunque la conclusione di tutte le partenze e tutti gli arrivi.

Del racconto sognato e dell’inversione temporale,tutto che trascorre in una serie di visioni dentro lo sguardo,processi auditivi e metamorfosi del sensibile assai più che modelli.

Emerson 1823,il peggio è che il riflusso è certo,lungo e frequente,mentre il flusso viene transitoriamente e di rado.

aggiunta postuma di Bloom:

ma il vero peggio è che non venga mai più.

Vincenzo Agnetti,1969-Assioma:

dato un punto qualsiasi abbiamo comunque la conclusione di tutte le partenze e tutti gli arrivi.

Del racconto sognato e dell’inversione temporale,tutto che trascorre in una serie di visioni dentro lo sguardo,processi auditivi e metamorfosi del sensibile assai più che modelli.

Il niente dell’uno,ineffabile per eccesso.

Il niente della materia ineffabile per difetto;viceversa.

Il niente assurdo dell’uno,il niente assurdo degli altri dall’uno,il tutto degli intelligibili,delle forme delle copie,delle materie,il tutto dei fenomeni esemplari idest archetipi,il tutto dei simulacri e delle copie,in sperimentazioni aporetiche delle funzioni del silenzio,nel commento di damascio al parmenide,quando avvolge la totalità è limite,avvolta essa è infinita,ciù che in essa vi è di infinito è il sempre,dei principi primi xlv,europa ovunque lo stesso senso di ozio indefinito come altrove lo è il lavoro,un riferimento anche alla presunta crisi del romanzo,a cose scomparse da un pezzo,il romanzo,la crisi-affare piuttosto di cariti,chimere,ninfe,unicorni-anaximander,le cose fuori da cui..,comunque fuori…sarà occorso l’avervi fatto ritorno…quale messaggio…la lettura heideggeriana,viziata da causalismi scolastici,le cose da cui-separati che cercano di congiungersi,così Artaud lesse tragicommedie sessuali di un cosiddetto stare in un cosiddetto mondo

Il niente dell’uno,ineffabile per eccesso.

Il niente della materia ineffabile per difetto;viceversa.

Il niente assurdo dell’uno,il niente assurdo degli altri dall’uno,il tutto degli intelligibili,delle forme delle copie,delle materie,il tutto dei fenomeni esemplari idest archetipi,il tutto dei simulacri e delle copie,in sperimentazioni aporetiche delle funzioni del silenzio,nel commento di damascio al parmenide,quando avvolge la totalità è limite,avvolta essa è infinita,ciù che in essa vi è di infinito è il sempre,dei principi primi xlv,europa ovunque lo stesso senso di ozio indefinito come altrove lo è il lavoro,un riferimento anche alla presunta crisi del romanzo,a cose scomparse da un pezzo,il romanzo,la crisi-affare piuttosto di cariti,chimere,ninfe,unicorni-anaximander,le cose fuori da cui..,comunque fuori…sarà occorso l’avervi fatto ritorno…quale messaggio…la lettura heideggeriana,viziata da causalismi scolastici,le cose da cui-separati che cercano di congiungersi,così Artaud lesse tragicommedie sessuali di un cosiddetto stare in un cosiddetto mondo

Ditlinde persefone mendez- no more heroes

impalpabile l’incedere di donne sfavillanti come la luna che facilmente danno via anche il restante ma sfinite dalla potenza dell’amore si ammazzarono con una spada quando videro che perdevano il loro tempo disfatto dalle fiamme del maestoso furore del senza nome, il gruppo delle frecce d’amore è qui presente, molto rapidamente riattivarsi per improbabili bricchi di caffè nella dimora dell’esserci in un eterno presente, liofilizzazione del principio di realtà in vasti cicli epici che non rendono e in ogni caso mai s’avvicinerebbero al prestigio di motivati ronzini di successo, frattanto nello scriptorium tangibile alienazione, corpulento e assai delirante codex grandior in cui precipitare con introvabile presenza di spirito, crudeli mischie in cui morirono centomila che mai resusciteranno, massacri, tributi, crisi cerealicole, rasserenanti incontri con la gnostica dama, infinite narrazioni di picareschi tafferugli dove lo stravagante detenuto inserì chimerici notabili e innumerevoli pleonasmi da mietere per l’esigente utenza, licenziosità, ubriachezza, dissolutezza, corruzione, possa ciò portarvi felicità, prosperità e salvezza, l’antichità immaginata da un visionario frescante, vittoria dell’amore coniugale su tribolazioni e incomprensioni, un letargico sottofondo di danze rinascimentali sfogliando gazzette che procurano paralisi hawaiana, la forbita grafomania di un replicante dalle mille vite parallele, giornate che iniziavano atrocemente sotto densi strati di nubi fuggiti da un giudizio universale ricalcante der himmel über berlin, precipitarsi in perigliosi antri per propedeutici brainstorming, sognare possedimenti agresti ed eclissi dal circo filogovernativo mentre a pochi kilometri blasonati suini fruivano delle grazie del re dei pedofili, cercando di decifrare le oscurità di esotiche religiosità che raccattavano adepti in tutto il mondo o i bizzarri atteggiamenti di un principe d’austerità superiore a quella di ogni altro, compresi gli abitanti dell’enclave cristoterapeutica, sul tavolo prospetti con criptiche annotazioni in caso di afasia, insorgenza di epiteti apocrifi o disarcionamenti altri, vediamo come gli sfanga a quelli là, dovevano sollevare lo scudo, evitare i dardi dei nemici che li sovrastavano, spianare gli scoscendimenti delle rive, respingere gli attaccanti, poi quelli che per primi erano balzati fuori si affannavano a far uscire quelli che li seguivano, a ricomporre le file, discesa del disco rotante della fortuna che ordina a suo piacimento altezze stellate del cielo e agghiaccianti silenzi di pessimi attori adorati dal mondo intero in forme, riti e nomi differenti, tre persone in una deità e un sublime tabernacolo, questo e non altri potrà fortificare lo spirito, grazie alla folgorante intuizione, alla sorprendente tenacia il valoroso aveva dunque sottratto a ingiustificato oblio la gloria del thaumazein, per dire qualcosa di persuasivo, ite missa est, ultima cena dei weight watchers, volevano conoscere il significato delle solenni scene, nell’ordine ettore mascherato da armigero del quindicesimo secolo, cesare con corona imperiale, scimitarra e scudo, aquile bicefale che ricordano più attuali saltimbanchi sguarniti di destrieri, croci del santo sepolcro acciuffate da sovrani che un tempo sconfissero gli eftaliti e rifilarono il backgammon agli avversari, arpe, usberghi e altri accidenti, fuga dei traduttori da o verso ctesifonte in cerca dell’eccelso dall’anima immortale, one of these days, indefinito o gerundivo, le turbe di david, alessandro, giosuè, artù e il presbyter iohannes, carichi di risorse umane, chi di grazia sarebbe contento di nascere in una casa di ciechi nati, dove la luce del sole e degli altri luminari è nera come la pece? Là si udivano suonare molti strumenti, vibrare al vento molti gonfaloni, elmi rifulgere e corsieri muovere da una parte all’altra in un gran tumulto che pareva quasi che la terra dovesse spaccarsi sotto di loro,si aggirò per paesi e città, guarnigioni militari, paradisi e inferni il memoriale di un eroe inventato dischiude una finestra sulla devozione al lavoro, al gioco e alla prodigiosità del capitalismo mendicante, un personaggio risoluto a seguire le antiche tradizioni che ricoprì cariche importanti, forse forti e sentite come le pause ricreative in asfittici angoli cottura tra enunciazioni di nuove teorie su poteri d’acquisto o poco appropriate prestazioni trasformate in sequestri o parentesi orgiastiche con supplementi panna montata, ottenne il privilegio di poter governare un regno in cui non vi fosse un solo eretico o scettico, rapsodi o rappers, fratelli carcerati o trans sappiate che nessuna persona osa commettere il peccato di lussuria nella nostra terra giacché immediatamente sarebbe arsa, il viaggio si conclude qui, dopo visioni, iniziazioni e passaggi in imprecisate sfere planetarie, rimosse il fardello distruggendo numerosi eserciti cui inflisse luciferina detenzione in vanaglorioso padiglione d’ispirazione salesiana, ogni uomo qui è un poeta, sapiente, valoroso o eloquente, combattere, essere aggressivi o devoti di qualche genio senza lampada, lo splendore paralizzò il sole, la luna e le stelle

Ditlinde persefone mendez- no more heroes

impalpabile l’incedere di donne sfavillanti come la luna che facilmente danno via anche il restante ma sfinite dalla potenza dell’amore si ammazzarono con una spada quando videro che perdevano il loro tempo disfatto dalle fiamme del maestoso furore del senza nome, il gruppo delle frecce d’amore è qui presente, molto rapidamente riattivarsi per improbabili bricchi di caffè nella dimora dell’esserci in un eterno presente, liofilizzazione del principio di realtà in vasti cicli epici che non rendono e in ogni caso mai s’avvicinerebbero al prestigio di motivati ronzini di successo, frattanto nello scriptorium tangibile alienazione, corpulento e assai delirante codex grandior in cui precipitare con introvabile presenza di spirito, crudeli mischie in cui morirono centomila che mai resusciteranno, massacri, tributi, crisi cerealicole, rasserenanti incontri con la gnostica dama, infinite narrazioni di picareschi tafferugli dove lo stravagante detenuto inserì chimerici notabili e innumerevoli pleonasmi da mietere per l’esigente utenza, licenziosità, ubriachezza, dissolutezza, corruzione, possa ciò portarvi felicità, prosperità e salvezza, l’antichità immaginata da un visionario frescante, vittoria dell’amore coniugale su tribolazioni e incomprensioni, un letargico sottofondo di danze rinascimentali sfogliando gazzette che procurano paralisi hawaiana, la forbita grafomania di un replicante dalle mille vite parallele, giornate che iniziavano atrocemente sotto densi strati di nubi fuggiti da un giudizio universale ricalcante der himmel über berlin, precipitarsi in perigliosi antri per propedeutici brainstorming, sognare possedimenti agresti ed eclissi dal circo filogovernativo mentre a pochi kilometri blasonati suini fruivano delle grazie del re dei pedofili, cercando di decifrare le oscurità di esotiche religiosità che raccattavano adepti in tutto il mondo o i bizzarri atteggiamenti di un principe d’austerità superiore a quella di ogni altro, compresi gli abitanti dell’enclave cristoterapeutica, sul tavolo prospetti con criptiche annotazioni in caso di afasia, insorgenza di epiteti apocrifi o disarcionamenti altri, vediamo come gli sfanga a quelli là, dovevano sollevare lo scudo, evitare i dardi dei nemici che li sovrastavano, spianare gli scoscendimenti delle rive, respingere gli attaccanti, poi quelli che per primi erano balzati fuori si affannavano a far uscire quelli che li seguivano, a ricomporre le file, discesa del disco rotante della fortuna che ordina a suo piacimento altezze stellate del cielo e agghiaccianti silenzi di pessimi attori adorati dal mondo intero in forme, riti e nomi differenti, tre persone in una deità e un sublime tabernacolo, questo e non altri potrà fortificare lo spirito, grazie alla folgorante intuizione, alla sorprendente tenacia il valoroso aveva dunque sottratto a ingiustificato oblio la gloria del thaumazein, per dire qualcosa di persuasivo, ite missa est, ultima cena dei weight watchers, volevano conoscere il significato delle solenni scene, nell’ordine ettore mascherato da armigero del quindicesimo secolo, cesare con corona imperiale, scimitarra e scudo, aquile bicefale che ricordano più attuali saltimbanchi sguarniti di destrieri, croci del santo sepolcro acciuffate da sovrani che un tempo sconfissero gli eftaliti e rifilarono il backgammon agli avversari, arpe, usberghi e altri accidenti, fuga dei traduttori da o verso ctesifonte in cerca dell’eccelso dall’anima immortale, one of these days, indefinito o gerundivo, le turbe di david, alessandro, giosuè, artù e il presbyter iohannes, carichi di risorse umane, chi di grazia sarebbe contento di nascere in una casa di ciechi nati, dove la luce del sole e degli altri luminari è nera come la pece? Là si udivano suonare molti strumenti, vibrare al vento molti gonfaloni, elmi rifulgere e corsieri muovere da una parte all’altra in un gran tumulto che pareva quasi che la terra dovesse spaccarsi sotto di loro,si aggirò per paesi e città, guarnigioni militari, paradisi e inferni il memoriale di un eroe inventato dischiude una finestra sulla devozione al lavoro, al gioco e alla prodigiosità del capitalismo mendicante, un personaggio risoluto a seguire le antiche tradizioni che ricoprì cariche importanti, forse forti e sentite come le pause ricreative in asfittici angoli cottura tra enunciazioni di nuove teorie su poteri d’acquisto o poco appropriate prestazioni trasformate in sequestri o parentesi orgiastiche con supplementi panna montata, ottenne il privilegio di poter governare un regno in cui non vi fosse un solo eretico o scettico, rapsodi o rappers, fratelli carcerati o trans sappiate che nessuna persona osa commettere il peccato di lussuria nella nostra terra giacché immediatamente sarebbe arsa, il viaggio si conclude qui, dopo visioni, iniziazioni e passaggi in imprecisate sfere planetarie, rimosse il fardello distruggendo numerosi eserciti cui inflisse luciferina detenzione in vanaglorioso padiglione d’ispirazione salesiana, ogni uomo qui è un poeta, sapiente, valoroso o eloquente, combattere, essere aggressivi o devoti di qualche genio senza lampada, lo splendore paralizzò il sole, la luna e le stelle